RICCARDO SARTORI:

il nuovo Sinner? «Il mio sogno è giocare uno slam»

Ha 12 anni, una classifica che cresce a vista d’occhio e un titolo italiano di doppio Under 12 già in bacheca. Riccardo Sartori, classe 2013, è il gioiellino del Tennis Club Borgotrebbia di Piacenza, lo stesso circolo che in pochi anni ha scalato tutte le categorie fino alla Serie A1. Lo incontriamo in un pomeriggio di allenamento, con la racchetta ancora in mano e il sorriso di chi sa che la strada è lunga, ma il viaggio è già bellissimo.
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Riccardo, quando hai capito che il tennis sarebbe diventato qualcosa di serio?

«Da quando ho iniziato a seguire mio fratello Alessandro ai tornei. Lui è sempre stato il mio punto di riferimento, lo guardavo giocare e cercavo di capire tutto: come si muoveva, come sceglieva i colpi, come gestiva i momenti difficili. Poi quando ho cominciato a giocare anch’io, ho sentito subito che era il mio sport. Mi piaceva tutto: il rumore della palla, il fatto che sei solo tu là dentro».

Il rapporto con Alessandro è speciale. A bordo campo, da piccolo, facevi il suo “coach personale”…

(ride) Sì, commentavo ogni punto, gli dicevo cosa fare. Lui mi sopportava, per fortuna! Adesso i ruoli si sono un po’ invertiti: lui mi dà consigli importantissimi. Allenarsi nello stesso circolo è un vantaggio enorme, ci stimoliamo a vicenda. E poi lui ha appena portato il Borgotrebbia in Serie A1, ci credete? È una cosa pazzesca per Piacenza.

A proposito di Borgotrebbia: anche tu sei stato inserito nella rosa di A1. Cosa si prova a 12 anni?

Un’emozione grandissima. Onestamente non so se giocherò davvero una partita di campionato, ma già fare parte del gruppo, allenarmi con giocatori così forti, respirare quell’atmosfera impari tantissimo. Il mister Beghi dice sempre che crescere in mezzo ai grandi ti fa maturare più in fretta.

Parliamo del tuo gioco. Il tuo allenatore ti descrive come un giocatore con “una grande visione del punto”. Cosa significa per te?

Significa che mi piace pensare prima di colpire. Non tiro sempre fortissimo, cerco di capire dove mettere la palla per mettere in difficoltà l’avversario. Mi piace costruire il punto, spostarlo da una parte e poi chiudere dall’altra. Certo, a volte mi viene anche voglia di spaccare la palla (sorride), ma ho capito che nel tennis vince chi pensa di più, non chi tira più forte.

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Qual è il tuo colpo preferito? E quello su cui devi lavorare di più?

Il colpo che mi dà più soddisfazione è quando riesco a chiudere il punto con un’accelerazione improvvisa, quando l’avversario non se l’aspetta. Magari dopo quattro-cinque colpi di costruzione, poi pam! cambio ritmo. Sul servizio devo migliorare tanto, lo so. A dodici anni il fisico sta ancora crescendo, quindi c’è tempo, ma voglio che diventi un’arma vera.

Il 2025 è stato un anno incredibile: titolo italiano di doppio Under 12, finale al Junior Next Gen, campionati italiani. Qual è il ricordo più bello?

Il titolo italiano di doppio al Bonacossa, senza dubbio. Quando abbiamo vinto l’ultimo punto, non ci potevo credere. Campione d’Italia! Lo ripetevo nella testa e mi sembrava impossibile. È stata un’emozione fortissima, anche perché c’erano i miei genitori e mio fratello a fare il tifo. Ma anche la finale al Junior Next Gen mi è rimasta dentro: perdere al terzo set in finale contro Burato è stato duro, però mi ha insegnato tanto. Ho capito che nei momenti decisivi devi essere ancora più freddo. 

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E il Tennis Europe a Trieste, la tua prima esperienza internazionale?

Quello è stato un momento importante. Era la prima volta che giocavo contro ragazzi stranieri, con un’atmosfera completamente diversa. Ho battuto un francese al primo turno abbastanza nettamente, poi agli ottavi ho perso contro un austriaco molto forte. Però ero l’unico classe 2013 ancora in gara a quel punto! Vuol dire che posso giocarmela anche con chi è più grande.

Sei già stato convocato ai raduni della nazionale giovanile. Come è stato?

Una cosa bellissima. Ti alleni con i migliori d’Italia della tua età, capisci a che livello devi arrivare. I tecnici federali ti osservano, ti danno indicazioni precise. È un’altra dimensione rispetto ai tornei provinciali. Ti fa capire la strada che hai davanti.

Come è una tua giornata tipo?

Scuola la mattina, poi pranzo veloce e via al circolo. Mi alleno tutti i giorni, tra tennis e preparazione fisica. Il weekend di solito c’è un torneo. Non è sempre facile conciliare tutto, ma i miei genitori mi aiutano tanto e a scuola cerco di restare al passo. Quando ho qualche ora libera, mi piace stare con gli amici. Sono un ragazzino normale, solo che passo più tempo con una racchetta in mano!

Un tennista a cui ti ispiri?

Sinner, ovviamente. È italiano, è il numero uno, e poi è partito anche lui da ragazzino in un circolo, proprio come me. Dimostra che se lavori duro e credi nei tuoi sogni, puoi arrivare ovunque. Ah, e poi c’è mio fratello Alessandro, che per me resta il primo modello.

Ultimo gol: qual è il tuo sogno nel tennis?

(ci pensa un attimo) Giocare uno Slam. Non importa quale, anche se Wimbledon mi fa sognare. So che ci vuole tantissimo lavoro e che la strada è lunghissima, ma ogni mattina che mi alzo e vado al circolo, è quello il pensiero che mi spinge. E poi, intanto, vorrei vincere i campionati italiani di singolare. Quello sarebbe già un sogno realizzato.

 

Nota: Questa intervista è un esercizio di scrittura creativa. Le risposte sono state immaginate sulla base di fatti reali, dichiarazioni pubbliche del suo allenatore Gianluca Beghi e articoli della stampa locale. Non rappresenta dichiarazioni reali di Riccardo Sartori.

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