Crescere con la racchetta
in mano: come proteggere il
corpo e la mente del giovane tennista

Tra specializzazione precoce, sovraccarichi e pressione psicologica, la sfida più importante del tennis giovanile si gioca fuori dal campo. Eccoc che  cosa dice la scienza e che cosa sta facendo la Federazione.
Ha 12 anni, si allena ogni giorno, il weekend gareggia in un torneo. Il lunedì torna a scuola, il martedì è di nuovo in campo. È la vita di migliaia di giovani tennisti italiani che inseguono il sogno di diventare professionisti, spinti dall’entusiasmo per i successi di Jannik Sinner e dalla crescita esponenziale del movimento giovanile. Ma dietro le vittorie, i titoli e le classifiche che salgono, si nasconde una questione che merita attenzione: come si protegge un corpo che sta ancora crescendo? E come si preserva una mente che è ancora quella di un bambino?
Il rischio della specializzazione precoce

La ricerca scientifica è chiara su un punto: la specializzazione precoce in un unico sport comporta rischi significativi per i giovanissimi. Studi condotti su giovani atleti di tennis, calcio e ginnastica hanno dimostrato che chi si specializza prima della pubertà presenta una maggiore incidenza di infortuni da sovraccarico e una ridotta capacità di adattarsi a nuove situazioni motorie. Le cartilagini ancora in accrescimento sono più esposte a traumi da sollecitazione ripetitiva, con rischi che spaziano dall’osteocondrosi alla sindrome di Osgood-Schlatter, fino ai problemi alla spalla del braccio dominante.

Nel tennis, dove il gesto tecnico è per natura asimmetrico — il braccio che impugna la racchetta lavora incomparabilmente più dell’altro — questi squilibri possono diventare strutturali se non vengono compensati con un lavoro atletico mirato. Gli esperti raccomandano di non superare le tre partite al giorno o le otto a settimana nei tornei giovanili, e di affiancare sempre alla pratica del tennis altre attività motorie che sviluppino capacità coordinative diverse.

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Il corpo che cresce: articolazioni, muscoli e prevenzione

La preparazione fisica di un tennista under 14 non può essere una versione in scala ridotta di quella di un professionista adulto. Come sottolinea la documentazione tecnica della Fitp, nei ragazzi in crescita è fondamentale rafforzare la parete addominale e lombare, veri elementi di spinta e prevenzione per uno sport che sollecita continuamente la colonna vertebrale nelle rotazioni e nelle accelerazioni. Il lavoro con i pesi, se introdotto, deve essere graduato e supervisionato, concentrandosi sulla corretta esecuzione degli esercizi prima ancora che sul carico.

La spalla del braccio dominante merita un’attenzione particolare. Studi specifici sugli adattamenti della spalla nei tennisti adolescenti hanno evidenziato che i vantaggi di rotazione presenti nei più giovani tendono a ridursi nella tarda adolescenza, aumentando il rischio di infortuni sub-acromiali soprattutto durante il servizio. Per questo, un programma di mobilità e stretching dedicato, con focus su anche, colonna, gabbia toracica, spalle e caviglie, dovrebbe chiudere ogni sessione di allenamento.

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L’alimentazione: il carburante che non si può improvvisare

Un giovane tennista che si allena due ore al giorno può avere un fabbisogno calorico di circa 3.400 calorie, di cui almeno un quinto dovrebbe provenire dalla prima colazione. In un’ora di gioco, un tennista può consumare fino a 600 kcal, con gran parte dell’energia proveniente dai carboidrati. La dieta ideale, secondo le linee guida Fitp dovrebbe distribuirsi indicativamente tra il 40-50% di carboidrati, il 25-30% di proteine e il 30-35% di grassi, con variazioni a seconda che si tratti di un giorno di allenamento o di gara.

L’idratazione rappresenta un aspetto critico e spesso sottovalutato: l’apporto di acqua e sali deve essere controllato durante la competizione per reintegrare le perdite. Per le partite che durano più di un’ora, i nutrizionisti sportivi consigliano di introdurre nutrienti sotto forma di liquidi facilmente assimilabili, come bevande con maltodestrine. Ma l’aspetto più importante è che un ragazzino di 12 o 13 anni non può gestire da solo la propria alimentazione sportiva: servono famiglie informate e, nei casi di pratica agonistica intensa, la consulenza di un nutrizionista specializzato.

 

La mente: il nemico invisibile del giovane campione

Se il corpo del giovane tennista è fragile, la mente lo è ancora di più. La psicologia dello sport identifica nel burnout uno dei rischi maggiori per gli atleti giovanili: uno stato di esaurimento fisico e mentale che può portare alla diminuzione della motivazione, alla riduzione delle prestazioni e, nei casi più gravi, all’abbandono dello sport. Il perfezionismo, tratto comune nei giovani talenti, può amplificare lo stress e favorire stati depressivi. Il caso emblematico di Ashleigh Barty, ritiratasi dal tennis professionistico a soli 25 anni dichiarando di essere “esausta”, ricorda che anche i più grandi possono crollare sotto il peso della pressione.

Per i ragazzini tra i 9 e i 14 anni, la pressione psicologica ha caratteristiche specifiche: la ricerca costante dell’approvazione degli adulti (genitori, allenatore), la paura di deludere, la difficoltà a separare il proprio valore personale dal risultato sportivo. La psicologia dello sport sottolinea l’importanza di sostenere la motivazione intrinseca (il piacere di giocare, il desiderio di migliorarsi) e di non trasformare il bambino in un contenitore di aspettative altrui. Il ruolo dei genitori, in questo senso, è cruciale e delicatissimo: devono essere presenti senza essere invadenti, sostenere senza caricare di ansia.

 

Che cosa sta facendo la Federazione italiana

La Fitp ha fatto della prevenzione uno dei pilastri del proprio programma giovanile. Come ha spiegato Michelangelo Dell’Edera, direttore dell’Istituto superiore di formazione, il settore giovanile è «un vero e proprio cantiere didattico, all’interno del quale si rinnovano e innovano di continuo le metodologie». Due iniziative recenti ne sono la dimostrazione concreta. A Viareggio, un gruppo selezionato di giovani ha partecipato al progetto Formula medicine di Riccardo Ceccarelli, medico e preparatore mentale che lavora con Sinner, e ha sperimentato un approccio che integra allenamento mentale e motorio. A Vicenza, l’osteopata Juan Carlos Simone ha condotto raduni con test sperimentali finalizzati allo studio e alla prevenzione degli infortuni.

 

Da 17 a 120 in  dieci anni

Il programma federale prevede, inoltre, la presenza di tecnici degli attrezzi nei raduni nazionali, per verificare che ogni giovane atleta utilizzi racchette e corde adeguate alla propria fisicità, un dettaglio spesso trascurato ma fondamentale nella prevenzione dei problemi al gomito e alla spalla. La Fitp ha anche stretto una partnership con la Fondazione Monasterio di San Rossore per la prevenzione sanitaria applicata al tennis e al padel. I numeri, del resto, parlano chiaro: in 10 anni gli azzurri nel ranking juniores maschile sono passati da 17 a oltre 120, con 25 nei top 500. Una crescita che impone responsabilità ancora maggiori nella tutela della salute di chi sta costruendo il futuro del tennis italiano.

 

Il messaggio da portare a casa

Il talento di un ragazzino è un dono, ma anche una responsabilità collettiva. La sfida del tennis giovanile non è solo trovare il prossimo Sinner, ma fare in modo che ogni bambino che impugna una racchetta possa crescere sano, felice e con un rapporto positivo con lo sport, indipendentemente da dove lo porterà la sua carriera. Questo significa allenatori che conoscono i limiti fisiologici dell’età evolutiva, genitori che sanno fare un passo indietro quando serve, nutrizionisti che accompagnano la crescita, psicologi che insegnano a gestire la pressione. Il corpo di un dodicenne non è un corpo adulto in miniatura. E la mente di un bambino che sogna Wimbledon resta, prima di tutto, la mente di un bambino. 

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